Amantide religiosa fatale

In questo periodo mi sento particolarmente ispirata alle figure di femme fatale, sarò forse un po l’influsso del ’77 che sto ampliamente conoscendo grazie alla preparazione della mia tesina. Sarà un po per le lezioni di storia dell’arte che mi prendono sempre di più. Si sa che la mia mente contorta è sempre a lavoro, purtroppo, e guardando questo quadro di Klimt mi sono ritrovata a vagare con la creatività verso luoghi immaginari, persone immaginarie e una Giuditta-Salomè immaginaria. Non è un caso se la figura di Salomè, nel vangelo, abbia affascinato ed ispirato molti artisti. Nonostante i miei numerosi anni di catechismo, da bambina, sono rimasta sorpresa di non sapere assolutamente chi fosse questa donna misteriosa e così diabolicamente affascinante. Così mi sono documentata su internet, non avendo più a mia disposizione una bibbia da anni, ed ho capito il motivo per cui non si sia mai parlato di lei durante la catechesi.

Salomè è quel genere di donna che è stato tanto raccomandato, a noi dolci bambine, di non diventare. Opportuniste, consce della propria femminilità ed in grado di giocarci e addirittura sedurre fino alla morte. Il suo sguardo in questo quadro mi ha catturato, la sua aria fiera, il suo godimento macabro ha ispirato Kay, sono arrivata quindi ad immaginare questo personaggio nella società moderna in una delle mie storie. Qualora lo vogliate, la troverete qui di seguito.

Il sorriso freddo e calcolatore di Giuditta era, senza dubbio, la sua arma migliore. Lo odiavano tutti, non era un segreto, ne rabbrividivano di nascosto, senza darlo a vedere. Quel sorriso sghembo, leggermente storto, mostrava a malapena la fila superiore di denti perfetti e di un candido bianco. Le labbra carnose, rosse inferno, leggermente screpolate erano in contraddizione con quel colore accecante. L’inferno ed il paradiso. Sesso selvaggio ed affetto sconfinato. Ma, nel contempo, ne andavano tutti pazzi. Sembrava una sorta di droga di livello superiore, una di quelle che ti lascia tramortito e fatto per interi giorni. Lei lo sapeva, sapeva tutto, conosceva ogni anfratto della sua mente, del suo corpo da donna. Conosceva e prevedeva con meticolosità le reazioni di quegli esseri inferiori che tanto amava amaliare. Ciò che più le piaceva, inoltre, era sentire quel pizzicore dietro alla schiena, classico degli sguardi invidiosi e carichi di desiderio, che riceveva dovunque si recasse. Giuditta si sarebbe ben paragonata ad una eroina dei film, quella cattiva che tutti odiano ed additano ma che, in fondo, tutti vorrebbero “farsi”. Non aveva timore dei giudizi nè tanto meno della facciata che si era costruita, lei non doveva nascondersi dietro a lussuose case o a falsi perbenismi. Giuditta era sesso, sangue, violenza carnale. Giuditta era sensualità ai picchi massimi, era potenziale sprigionamento di ferormoni maschili. Giuditta aveva un debole per gli uomini poco intelligenti, poco valorosi, con pochissimo carattere. Sapeva che su di loro il suo fascino era triplicato. Josè rientrava a pieno in questa categoria. Alto ed allampanato, di una carnagione molto chiara, con piccoli occhi scuri privi di qualsiasi minimo luccichio di capacità intellettiva. Giuditta l’aveva incontrato durante una conferenza di lavoro e, bagnandosi le labbra, si era avvicinata per conoscerlo. Aveva scoperto, con disappunto, che era sposato da un paio di anni. Non si era affatto demoralizzata, anzi, il suo cervello si era subito messo in moto. Aveva captato la splendida sensazione di avere un qualcosa di inaccessibile, nonostante il gioco non valesse la candela. Erano diventati amanti in così poco tempo che Josè ancora non riusciva a ricordare quando fosse successo. Se nel momento in cui aveva bevuto più di un bicchiere di gin o nel momento in cui Giuditta aveva preso a danzarle di fronte con solo un minuscolo completino intimo. Spesso tutto questo lo faceva rabbrividire, gli sguardi di Giuditta, i suoi movimenti felini, i suoi pensieri scabrosi. Gli sembrava di aver conosciuto Satana in persona, solamente più eccitante di come lo descrivevano tutti. Spesso, dopo aver fatto l’amore, si ritrovava a pensare all’amantide religiosa e al suo cannibalismo post copulatorio. Di notte era arrivato a sognarla in veste di quell’animaletto verde, con tette,culo ed un volto da capogiro. Lei che prendeva a divorarlo dalla testa, lentamente facendolo soffrire da perfetta sadica qual’era. Si risvegliava, quindi, nel cuore della notte madido di sudore percependo ancora una volta quella sensazione di brividi che odiava. Quando decise di lasciarla, il suo volto già bianchiccio era ancora più tetro. I suoi occhi insignificanti cercavano di celare il terrore che aveva, non riusciva a capacitarsi del profondo potere che aveva quella donna. Giuditta era arrivata nell’hotel del sobborgo con la sua aria fiera, i tacchi vertiginosi ticchettavano sul parquet e Josè rimase a fissarli per un attimo immaginandoseli conficcati nel cuore. Ci mise un attimo, parlò tutto d’un fiato evitando di guardarla negli occhi e si sorprese in maniera incredibile sentendo la risata fragorosa di Giuditta ed osservando i suoi occhi carichi di desiderio e morte. Quella risata era stata molto più pungente di qualsiasi tacco conficcato nel cuore, una risata che aveva sentito solamente nei peggior film dell’orrore, risata da pazza omicida. Aveva capito in quell’istante che l’ultimo suo pensiero era di una verità sconcertante, la sua amantide religiosa pazza omicida.

Kay.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. kayrouge ha detto:

    L’ha ribloggato su Diario di una fotografa turisticae ha commentato:

    Ripescando post pubblicati un po’ di tempo fa…

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  2. naked nude females ha detto:

    Hi there to all, the contents existing at this web page are actually awesome for people knowledge,
    well, keep up the nice work fellows.

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  3. aldobenedetti ha detto:

    Sinistramente…efficace! 😉 Brava!

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    1. kayrouge ha detto:

      Ti ringrazio =)
      Benvenuto!

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