La mia anima chiede venia….

Giocherellava con la sua collana di perle bianche, quella che aveva acquistato in Australia molti anni prima. Il fumo dolciastro della sua Capri fuoriusciva dalle labbra tinte di un rosso Dior. Era l’emblema dell’eleganza, circondata da persone di cui non conosceva neanche il nome, che la mangiavano con gli occhi. Elemosinavano un suo misero sguardo, uno dei suoi sorrisi perfetti da lasciare incantati. Lei li ignorava con perfetta noncuranza rigirando tra le mani, al sapore di fumo, le sue amate perle. Non aveva bisogno di u0mini, di sguardi, di baci. Amava il suo materialismo. Perle, nicotina, vino e Dior. Null’altro.

Aveva paura di farsi piacere qualcuno perchè, quando questo succedeva, inevitabilmente se ne stufava. Paragonava le sue cotte ad una passata di smalto. Iniziando con l’indecisione iniziale per scegliere il colore, in seguito partiva nel colorare la prima unghia, lentamente per paura di sbagliare, di uscire fuori e macchiare la pelle.  In seguito, preso coraggio, iniziava piu’ velocemente con le altre e qui accadeva, ogni qualvolta, per la troppa sicurezza di sbagliare. Provava a rimediare con una passata di acetone e lentamente arrivava anche all’ultimo dito.  Si accorgeva, però, ben presto che quel colore non andava bene per lei. Trovava sempre una scusa.  “Non va bene con la mia carnagione”, “Non sta bene con il vestitino di questa sera”, “mi annoia”, “è troppo provocatorio”. Prendeva il batuffolo di cotone e dava una passata secca a tutto quel lavoro. A quella cotta provvisoria. Aveva paura ,si, forse perchè non aveva ancora trovato il colore che si adattasse ad ogni esigenza. Forse perchè quel colore non esisteva, ancora.
***
Stasera mi sento un po nostalgica e, di conseguenza, ho ritirato fuori un po di “storielle” scritte circa un annetto fa. Probabilmente sarà ancora l’influsso del S.Valentino appena passato, e poi mi si chiede il perchè odi così tanto queste feste! Adesso mi ci vorrà una dose massiccia di cinismo. Iniettatemela subito per favore!! Comunque il motivo principale di questo nuovo post è, principalmente, per autocritica personale (e voi siete liberi di pensare cose come “mastigrancazzi?” non vi darei assolutamente torto) mi sono resa conto di quanto una persona possa cambiare nel giro di un anno, di pochi mesi ed addirittura poche settimane. Di recente, in merito a questa mia tesi, mi ha colpito la nuova canzone di Noemi, “vuoto a perdere” . In particolare questa frase “sono un peso per me stessa, sono diventata grande senza neanche accorgermene. Sono qui che mi guardo crescere.” Dannazione, quando l’ho sentita ho pigiato immediatamente “pause” e sono rimasta a fissare il vuoto tra il mio armadio ed il comodino, dove spicca il bel giallo tramonto del mio muro, che facilita i miei pensieri di un certo calibro.  E la domanda mi è sorta spontanea “chi diavolo sono diventata?” Non mi sono resa conto dello scorrere del tempo che si è aggrappato alla mia anima strattonandola, di giorno in giorno, sempre un po di più. Posso quasi vederla, invecchiata, con uno strato di rughe che pensavo non sarebbe mai venuto a farmi compagnia. Una sorta di brutta copia del “ritratto di Dorian Gray”. Mi verrebbe voglia di accarezzarla, stringerla a me sussurrandole <non preoccuparti, piccolina!>
Ed invece mi ritrovo a fissare un punto vuoto, con gli occhi che mi bruciano senza riuscire a trovare un misero straccio di risposta, un qualcuno che mi spieghi e mi insegni a non aver paura del tempo che passa così veloce cambiandoci radicalmente.
Perchè la nostra anima invecchia il triplo rispetto al nostro aspetto fisico? Già è enormemente sottovalutata, nascosta li dove nessuno può vederla, isolata e maltrattata, non meriterebbe l’immortalità o almeno un’eterna aria da bambina?
Vi lascio con la parte finale di questa fantastica canzone “sono un’altra da me stessa, sono diventata questa senza neanche accorgermene” e vi domando “voi pensate di essere cambiati a distanza di un anno? Vi fa paura questa cosa?”
Buona serata, dolcezze.
Kay.
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